giovedì 28 ottobre 2010

Open source: Nuovi orizzonti

Nel lontano 1975, Bill Gates scrisse agli “hobbisti” programmatori di un club in Silicon Valley, lamentando il “furto” di un suo software. Scrisse:”molti di voi sono ladri!, disposti a pagare per l’hardware, ma il software è qualcosa che preferite condividere”. Gates già al tempo era del partito dei “chiusi”, sapeva bene che all’epoca condividere e scambiarsi i programmi era l’unico modo per gli appassionati di informatica che avevano per sperimentare, migliorare i loro software e le loro competenze.


Da quelle vecchie abitudini, nasce trent’anni dopo l’”open source” che oggi è un vero e proprio modello di riferimento. Il principio è semplice: se tutti sono liberi di accedere al codice con cui è scritto un programma, di modificarlo, di suggerire e scambiarsi le correzioni, il software migliora di giorno in giorno. E se è gratuito e ben supportato, si diffonde a macchia d'olio.

Ma oggi non solo i personal computer necessitano di software e sistemi operativi complessi, ma anche, ad esempio, gli attuali smartphone, (telefonini che permettono la navigazione sul web e tante altre applicazioni, dal navigatore satellitare alle ricette di nonna Pina). Nell’ultimo anno, negli USA gli smartphone equipaggiati con il sistema operativo Android hanno superato, in numero, quelli equipaggiati con il sistema operativo iOS (quello dell’Iphone per intenderci). Android è open source e milita nel partito degli “aperti” ed è attualmente “sponsorizzato” da Google mentre iOS è un software proprietario della Apple. Steve Jobs, il capo della Apple, qualche giorno fa ha pronunciato queste parole: “la lotta 'chiuso' contro 'aperto' è solamente fumo negli occhi" e non sono sempre i "sistemi aperti a vincere"

Scagliarsi con veemenza contro un proprio concorrente vuol dire, quasi sempre, dimostrare davanti a tutti la sua forza. Su scale e proporzioni diverse, è la stessa cosa che ha fatto Microsoft la settimana scorsa pubblicando, sul proprio canale Youtube dedicato ad Office, un video in cui il software open source OpenOffice viene ridicolizzato da 17 testimonianze attribuite a insegnanti, manager e utenti, recitate su un sottofondo da film dell'horror. Una di queste dice: "Usando OpenOffice ho avuto diversi problemi con le macro. Il mio responsabile IT mi ha consigliato allora di usare Microsoft Excel".

Probabilmente OpenOffice non rappresenta una minaccia così grande quanto Microsoft voglia far credere, però negli ultimi mesi una battaglia con l’open source la sta quasi perdendo. Nonostante i milioni di copie distribuite insieme a Windows, del broswer Internet Explorer, a Settembre secondo le analisi di StatCounter è sceso per la prima volta sotto il 50% nel mercato dei software per navigare in Internet. Oltre a Firefox l’altra minaccia è ora rappresentata da Chrome, distribuito da Google.

La "scalata" di Android e, in misura minore, di Chrome e Firefox, dimostrano che quando a guidare lo sviluppo di un prodotto open source si mettono aziende in grado di supportarne la crescita con mezzi e risorse adeguati, il prodotto risulta vincente. E, sotto questa luce, l'attacco di Microsoft ad OpenOffice si spiegherebbe considerando che quel programma è, da poco più di un anno e mezzo, di proprietà di Oracle, che ha sia mezzi sia risorse.

Al New York Times David Yoffie della Harvard Business School, proprio a proposito di Android, ha dichiarato che: "in un ambiente aperto, le innovazioni prendono piede in modo più rapido".

La situazione attuale sulla diffusione dei software open source è quella fotografata in quest’altro post cioè con un netto ritardo di questi rispetto ai software proprietari. Ma, quella che potrebbe essere la vittoria più grande, si sta preparando. Con il lento, ma inarrestabile, passaggio dei software da pacchetto a servizio non sarà più necessario comperare o installare un programma, e non sarà più necessario avere un sistema operativo come lo intendiamo oggi (sia Windows sia Linux sia Mac).
Con il "cloud computing" i software si useranno sottoscrivendo un "abbonamento" e si usufruiranno su Internet, come navigando su un sito Web. Questo è già realtà basta pensare a tutte quelle piattaforme on-line che permettono la creazione di blog come questo e siti internet di ogni genere e a Google, che ha già messo a disposizione alcuni software tester (come Word) che non hanno bisogno di installazione ma più semplicemente di una connessione ad Internet.

E’ un cambio di paradigma epocale che romperà i monopoli che persistono da anni. Ray Ozzie di Microsoft già lo aveva previsto cinque anni fa: “Mentre noi otteniamo buoni risultati su molti fronti, una serie di concorrenti forti e determinati si concentrano come un raggio laser sui servizi internet e sul software come servizio". Ray Ozzie, forse perché contrastato nella sua visione dall'interno, si è dimesso dalla sua carica la scorsa settimana.

Nel cloud computing, l'open source non ha lo svantaggio competitivo che ha nel tradizionale mondo del desktop computing. Ci sono linguaggi di programmazione, servizi, strumenti server che da anni hanno posizioni consolidate ai vertici. Secondo un recente sondaggio della Linux Foundation, condotto su aziende con più di 500 milioni di fatturato, il 70 per cento delle aziende che trasferisce i suoi servizi su una piattaforma di cloud computing sceglie Linux (open source).

Anche Chrome OS, il sistema operativo di Google farà del “cloud computing” il suo naturale ambiente d’uso. Un primo embrione funzionante sarà presentato con probabilità il mese prossimo. Dalla sua nascita, potremmo forse ricominciare a contare un nuovo modo di usare il computer, come fu con il Dos o con Windows 1.0, ma questa volta sotto la guida del partito degli "aperti".

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