lunedì 23 luglio 2012

SIAE: Un freno per la cultrura


Tutte le norme che regolano il diritto d'autore devono essere in grado di bilanciare due fattori. Da una parte devono tutelare l'autore affinché quest'ultimo si incentivato a produrre nuove opere di ingegno per il bene comune e dall'altra devono contribuire a facilitare la diffusione delle opere perché attraverso la diffusione della cultura si diffonde la conoscenza e si crea nuova cultura a vantaggio del benessere sociale.
Lo scopo della SIAE non è né quello di tutelare gli autori, né tantomeno quello di permettere una migliore fruizione della cultura. Il suo unico scopo è quello di preservarsi. 




Il compito della SIAE è quello di remunerare gli autori prelevando il denaro dalle tasche dei consumatori. E' pertanto un intermediario e gli intermediari nell'era di Internet hanno vita difficile. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, un autore è in grado di farsi remunerare direttamente dal fruitore delle sue opere in modo sicuro e senza l'aggravio dei costi di intermediazione. La SIAE ha ben ragione quindi di temere Internet, indipendentemente dal fattore della pirateria online.


La SIAE ha sempre combattuto la pirateria online senza mai proporre una alternativa legale in Rete. Per anni l'unica alternativa proposta per acquistare musica in modo legale è stata quella di costringere i consumatori ad acquistare il CD (fisico), a più di 20 euro, di cui una minima parte remunera gli autori e la fetta più grande è destinata alla compagine intermediaria. La possibilità oggi di acquisire o fruire in modo legale la musica in Rete è grazie ad aziende innovative come Apple con iTunes, Deezer e tante altre che hanno stipulato contratti direttamente con le Major discografiche saltando a piè pari tutti gli intermediari.

Un freno per la cultura quindi, perché il costo della SIAE va a gravare sul prezzo finale dell'opera. Tantopiù un'opera è costosa tantomeno saranno i consumatori che possono permettersela e tantomeno sarà diffusa.

Nell'articolo del Sole 24 Ore del 15 settembre 2010, a firma di D. Menegon e A. Mingardi si legge che la SIAE nel 2009 ha raccolto 614,6 milioni per la remunerazione del diritto d'autore e di questi ben 45 milioni derivano dai compensi per la copia privata ovvero il beneficio che il consumatore trae dalla riproduzione per uso personale. Secondo l'articolo, questo trend, che va sempre più ad incidere sui consumatori, potrebbe provocare tensioni in un'industria che non ha ancora raggiunto il suo equilibrio, visti i cambiamenti tecnologici di diffusione e fruizione della musica e video.


Il monopolio SIAE del 2009 è costato quasi 187 milioni di euro e di questi bel il 17,5% è ciò che la SIAE trattiene per i costi operativi. Dati alla mano potremmo delineare con pochi dubbi il monopolio SIAE come un “freno” sulla diffusione della cultura, dai costi esagerati che vanno a incidere sul mercato, sui compensi degli autori, e sui consumatori. Nel marzo del 2011 la SIAE è stata commissariata a causa di un grave dissesto finanziario (pari a circa 800 milioni di euro di debiti), nonostante le incredibili, inutili e contestatissime tasse introdotte negli ultimi anni come quelle sui supporti vergini informatici, i contestatissimi bollini SIAE e via dicendo.

Nella lettera firmata da F.E.M. (Federazione editori musicali), A.N.E.M. (Associazione Nazionale Editori Musicali), F.A. (Federazione Autori), indirizzata all'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Ministro dei Beni Sandro Bondi e al direttore generale della SIAE, Gaetano Blandini e pubblicata sul blog del giornalista Mario Luzzatto Fegiz in data 16 gennaio 2011 si fanno esplicite accuse a chi negli ultimi
anni ha gestito la SIAE grazie alla solida maggioranza sia in Assemblea che nel Consiglio d'Amministrazione, smantellando la Società sia in termini economici che etici.

I firmatari della lettera definiscono la perdita economica della SIAE come un probabile nuovo caso Alitalia, una società cioè che ha mancato di interventi di modernizzazione. Gli editori quindi, esprimono una forte
preoccupazione, oltre che al disappunto per la pessima gestione dell’ente, perché ai tanti operatori dell’industria culturale italiana serve una Società degli Autori e degli Editori capace di competere con le altre
società di collecting europee sul piano dell’efficienza della modernità e della reale tutela del patrimonio culturale del nostro Paese.


Sarà possibile avere una SIAE moderna, efficiente, concorrenziale, in linea con le nuove tecnologie ed i futuri scenari che queste possono creare? Il primo passo che è stato fatto, nominando come Commissario
straordinario Gian Luigi Rondi, non sembra in linea con le aspettative se, il nuovo che avanza, è capitanato da un grande uomo di cultura e spettacolo, presidente del festival cinematografico di Roma e da un lungo e glorioso curriculum ma che ad oggi conta ben 91 natali.


La SIAE, affinché diventi veramente un collettore per la cultura italiana andrebbe prima privata del suo monopolio e poi completamente rifondata. Per fare questo, però, occorrono figure professionali realmente obiettive in campo di diritto d’autore, esterne cioè ad interessi politici.





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